Vita da copertina: appunti su Karl James Mountford

Alla anonima e popolare espressione “Non si giudica mai un libro dalla copertina”, che sa ancora mantenere una vasta e petulante egemonia psicologica nei lettori, preferisco ampiamente la fucilata categorica di Guido Vitiello: “Giudicare un libro dalla copertina si può e si deve”. Lo dico per affinità prospettica certo, ma anche per quella malsana esperienza diretta da vagabondo-di-libreria che sa tanto di Firmino.

In questo breve scritto non parleremo però della raffinatezza Shang del pittogramma adelphiano, delle minuzie editoriali della The Folio Society, nè delle discutibili copertine economiche della Newton Compton. Ci sono vite da copertina che attendono di essere svelate, illustratori capaci, visionari, artigiani dello stupore messi più o meno felicemente al soldo dell’editoria mondiale. Karl James Mountford è uno di loro, un’anima grande della copertina illustrata, un talento affermato. Nato in Germania, anglosassone di formazione, master in comunicazione visiva. Un artista “studiato”, dunque, rimasto però sorprendentemente bambino.

Le sue copertine assumono le sembianze di papier collè, in uno stile grafico che saccheggia una grande dell’animazione come Lotte Reiniger. Vi si aggiunge però un cromatismo incredibilmente vivace, folkloristico, evanescente ed onirico: un sistema tonale in cui limitati colori suscitano sensazioni precise e profonde.

 

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Se la grafica mantiene dunque materie prime quasi centenarie, l’atmosfera si fa pienamente contemporanea e ricorda il design doodle di Julia Sarda (con la sua splendida edizione di Alice in Wonderland seconda solo a quella della Dautremere) e i colori vividi della giovane Margo Tram o di Nuria Tamarit.

L’idea di fondo è certamente quella di inserire il soggetto all’interno di una cornice atmosferica evocativa e sintetica. Cornice ottenuta spesso attraverso una coralità selezionata di dettagli: foglie per il bosco, coralli per il fondale marino… Niente bordi, però, solo colore che dà vita a forme, armonie, accordi, in una sorta di teatrino cartaceo, spettacolo di marionette. Realizza così copertine fortemente dinamiche, attive, un caos cromatico ordinato atto a co-involgere lo sguardo ed orientare lo spirito in direzione coerente al contenuto del testo.

 

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Sono delle belle copertine, insomma: incorporano magicamente il titolo, spalancano la fantasia. E non c’è nemmeno il rischio che lascino poi il palcoscenico a testi mediocri, come a volte simpaticamente accade (orribili favelle a cui si concedono vesti editoriali fantasmagoriche), perché i classici non deludono. Le copertine di Mountford raccontano una storia che è finalmente ciò che sembra: Peter Pan si farà cucire l’ombra figgitiva, Alice Liddle berrà il suo folle tè, il vento dell’Est tornerà di nuovo a soffiare forte… e che bello poter dire in una volta sola buona visione e buona lettura.

 

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Giovanni Scarpa

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