Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere – James Joyce

Gennaio, il primo mese dell’anno, ci accoglie tra festeggiamenti, addobbi, luci, vetrine agghindate a festa, pranzi ingombranti e volti più o meno familiari che si presentano per gli auguri!
Alla conclusione della breve parentesi festiva, si ritorna alla vita di tutti i giorni tra lavoro, impegni, il tempo che corre e sembra non bastare mai, le scadenze che si avvicinano. Molti ragazzi ritornano sui banchi di scuola con ancora la domanda più gettonata delle feste: “Hai già deciso cosa farai il prossimo anno?”. È risaputo, infatti, che gennaio è anche il mese entro il quale i ragazzi delle scuole medie sono chiamati ad effettuare la SCELTA per la scuola superiore. Diverso è per i ragazzi di quinta superiore per i quali la scelta può rimanere vaga ancora per qualche mese, avendo prima da affrontare l’esame di stato.

Ad ogni modo si possono distinguere varie categorie di giovani in relazione alla strada percorsa rispetto alla risposta definitiva. Una parte di queste sono: i decisi/sicuri di sè, gli incerti, i procrastinatori e gli apparentemente indifferenti.
I decisi/sicuri di sé hanno ben chiaro il loro futuro. Non solo vedono chiaramente la scuola che li impegnerà nei prossimi 5 anni, ma sanno anche riferire quale posto vorrebbero occupare un giorno nella società.

Gli incerti forniscono risposte vaghe alle domande di nonni, zii e parenti. Hanno fatto una scrematura rispetto al ventaglio di possibilità, ma non sanno ancora quale sarà il loro percorso e ascoltano con piacere i consigli esterni.
I procrastinatori non amano affollare la mente nel periodo del riposo. Preferiscono troncare i discorsi sul nascere chiarendo che ci penseranno al rientro a scuola.

Infine, gli apparentemente indifferenti, quelli che da fuori sembrano affermare che se la scuola non fosse d’obbligo, sicuramente non ci andrebbero. Da questa posizione, che peso può avere scegliere un indirizzo invece di un altro? L’unico criterio da soppesare sembra essere: “Vado dove posso fare la minor fatica possibile”.

 

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Tutti gli studenti condividono un comune percorso di orientamento. Nella maggior parte dei casi infatti la scuola ha programmato tra novembre e dicembre incontri formativi e informativi con possibilità di stage e lezione prova nelle scuole superiori; gli insegnanti, nel frattempo, si sono riuniti per stillare i consigli orientativi nei quali – sulla base del percorso di conoscenza del giovane nel corso degli anni delle medie, l’andamento scolastico e la motivazione allo studio del ragazzo – individuano quello che per la loro esperienza potrebbe essere la scuola più adatta per lo studente; nello stesso periodo gli psicologi scolastici hanno apportato il loro contribuito con interventi di gruppo nelle classi. A tutti questi stimoli si aggiungono i genitori che, di fronte alla ricerca del figlio, forniscono il loro parere sulla base delle caratteristiche caratteriali del giovane (e, ammettiamolo per onestà intellettuale, spinti anche dai sogni che nutrono da quando il bambino era piccolo. Non c’è niente di male ad avere aspettative sul figlio e a desiderare quello che può essere meglio per lui. Anzi. È istintivo e naturale. La cosa importante è essere consapevoli di questa influenza, per non proiettare sul ragazzo i propri personali sogni andati).

In questo quadro si può osservare che tutti gli sforzi sono orientati al “cosa”. Due questioni fondamentali, tuttavia, rimangono spesso nascoste, inascoltate, accantonate: “Cos’è e come si struttura un percorso di scelta perché questa possa dirsi consapevole?” e allo stesso tempo “In cosa mi sento realizzato come persona e non come studente?”.

Anzitutto è importante osservare come “Esistere significa poter scegliere; anzi, essere possibilità.” e in particolare l’essere umano nel corso della vita “si trova sempre di fronte all’alternativa di una <<possibilità che sí>> e di una <<possibilità che no>>.” [Kierkegaard]
Nel caso della scelta scolastica, il tempo di indagine e ricerca apre a molte possibilità di essere, molte di più rispetto al passato. Questa moltitudine di possibilità, in un’età delicata come l’adolescenza, può generare disorientamento come quando ci si trova in un paese che non si conosce con tanti sensi unici. Il primo step è capire su cosa focalizzarsi: il percorso liceale, tecnico o professionale. All’interno di ogni categoria poi si apre un ventaglio di offerte formative, alcune delle quali si distinguono per piccole sfumature. Nell’instante in cui si intraprende una strada si dice “sì” ad una delle possibilità e allo stesso tempo di dice “no” a tutte le altre. Non scegliere significa essere potenzialmente tutto ciò che si desidera, quindi nulla nella concretezza. La scelta invece mi porta a definire alcune parti della mia personalità.

 

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Per queste ragioni, il processo della scelta è strettamente correlato da un lato alla conoscenza di sé e dall’altro alla definizione di sé nella costruzione della propria identità.
Un serio percorso di orientamento dovrebbe, perciò, partire dalla riflessione: cosa significa scegliere? A seguire si potrebbe favorire una scelta consapevole, proponendo un percorso di conoscenza di sé strutturato, dando un tempo e uno spazio dove il giovane sia guidato nello scoprirsi nella sua globalità. In questo modo, il passaggio dalla Scuola Secondaria di I grado alla Scuola Superiore diventa l’occasione di crescita come persona. Per tutta la vita, infatti, ci si troverà di fronte a scelte: nel lavoro come nella vita privata.

Quale criterio permette di fare una scelta certamente corretta? Ma soprattutto, esiste un modo per non fare scelte sbagliate per sé?
L’insieme dei processi cognitivi ed emotivi che culminano nell’individuazione di una linea a fronte di diverse alternative è detto Decision Making o processo decisionale.

Si possono proporre strumenti per la scelta, ma nessuno possiede la capacità di garantire per la stessa perché non si può sapere le altre strade dove avrebbero condotto. Proprio per tale ragione di fronte ad una decisione da prendere si prova un po’ di titubanza,  indecisione, ansia. L’intensità di queste emozioni è direttamente proporzionale all’importanza della decisione da prendere per la propria vita.

Fortunatamente, per la scuola superiore, come anche per l’università, in seguito alla scelta e nei primi passi nel nuovo percorso c’è uno spazio temporale che rende possibile un cambio di direzione. Proprio per questo è un’ottima palestra per il proprio futuro: sia che la scelta si dimostri positiva per sé, sia che si dimostri errata, avremo comunque imparato qualcosa di più su di noi e affrontato una delle prime responsabilità.

Debora de Grandis

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