La poetessa che conobbe il partigiano in uno sguardo

“Poco dopo il mezzogiorno, un rombo di motocicletta, intermittente per le molte curve dello stradone – stato già scena di agguati, scontri ed atroci rappresaglie – scendeva e si andava avvicinando al paese. Ne ebbi non so che presentimento, ansioso e gioioso ad un tempo. Mi affacciai ad una finestra del piano superiore della casa. Sulla moto due partigiani. Di quello che guidava, non ricordo nulla perché non lo guardai. Dell’altro che gli era alle spalle vidi nella piena luce solare il volto. Sollevò per un istante gli occhi. Che mi parvero celesti tanto erano chiari, di una chiarità abbagliante.

Mai più, nella mia vita, ho incontrato uno sguardo così: uno specchio assolutamente pulito, limpido in cui tu all’improvviso vedevi te stesso, la tua coscienza, per ciò che avresti voluto e dovuto essere, e se tale non eri, – coraggio – dipendeva da te, con un piccolo sforzo, diventarlo”.

Erano i giorni immediatamente precedenti il 25 aprile del ‘45. Chi scrive e guarda è Elena Bono, poetessa fra le più grandi della seconda metà del XX secolo nel Bel Paese, emarginata e dimenticata. Gli occhi chiari sono quelli del primo partigiano d’Italia, insignito della Bronze Star Medal dal governo americano e della Medaglia d’Oro dal governo nostrano. Al momento del loro primo e ultimo incontro tra sguardi, hanno entrambi 23 anni. Lei è sfollata a Bertigaro e lì diventa staffetta partigiana. Lui è il comandante più amato della Resistenza in Liguria. Egli morirà all’improvviso un mese dopo, non prima d’aver riconsegnato alle famiglie i suoi uomini, ma in circostanze non chiare. Al di sopra dei partiti, vittima del gioco dei partiti. Ella vivrà invece fino a 92 anni. Ma non potrà difendersi nel fondo degli occhi ciechi dal dono ricevuto con l’unico sguardo di quel giovane: “la solarità abbagliante di una coscienza netta, la regalità e semplicità del bene di contro a tutto ciò che può illudere ottenebrare avviluppare l’uomo, renderlo schiavo di idoli “falsi e bugiardi”, e, in definitiva, meno uomo o non più uomo”. Quel giovane divenne per lei, come per molti altri ragazzi di 18-23/24 anni che vissero alla sua scuola, uno dei pilastri della vita morale, una guida per sempre. Per lui e per noi, la Bono raccolse documenti, testimonianze e materiale utile alla sistemazione storica del personaggio, in modo da formare un tesoro insostituibile intitolato: Per Aldo Gastaldi “Bisagno”. Venticinque anni dopo la prima edizione, dunque, passando per la coraggiosa casa editrice Le Mani e per la pionieristica Breviario Digitale, il volume approda ora alla ristampa delle Edizioni Ares, arricchita dall’introduzione del nipote omonimo di Aldo Gastaldi. I virgolettati che ho riportato e riporterò vengono proprio da questo libercolo, tra il prezioso contribuito storico e l’ordo d’appunti per una biografia, il tutto sintetizzato in straordinaria poesia. Infatti Elena Bono nella sua scrittura coglie a priori il cattolico, apartitico e carismatico Aldo Gastaldi, sottotenente del 15o Reggimento Genio, il quale a pochi giorni dall’armistizio sale in montagna e nel giro di pochi mesi, con il nome di “Bisagno”, conduce la Resistenza ligure istituendo una scuola di vita e vivendo il potere come servizio. Eroe, santo, genio, secondo la Bono. Giovane che seppe combattere in primis e fece combattere ai suoi la vera Resistenza al male e alla morte “quale, su un piano metastorico, c’è sempre su questa tormentatissima terra, e c’è tuttora, anche se in forme non vistose ma non meno difficoltose ed intimamente eroiche […] e sempre ci sarà fino alla fine del mondo”. Resistenza che si combatte cercando la libertà fondata sulla Verità, non sulle menzogne e sui miti. Perché “la Verità vi farà liberi”, come dice Gesù, e perciò bisogna lottare col male che è camuffamento della verità: “Il vostro parlare sia sì, sì; no, no”, parole del Nazareno. E Bisagno, creatura naturaliter christiana, lottò fino alla fine. Se diceva sì era sì, se diceva no era un bel tondo no. Sono sue queste parole: “Continuerò a gridare ogni qualvolta si vogliano fare ingiustizie, e griderò contro chiunque, anche se il mio grido dovesse causarmi disgrazie o altro”. Oggi del ventitreenne ligure è aperta la causa di beatificazione.

Ecco di chi scrive Elena nel suo libretto. Scrive di occhi di spada che la ferirono un tempo e le lasciarono dentro una piaga inguaribile: occhi che leggendo la Bono ci guardano ancora.

Emanuele Giraldo

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